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"L'alimentazione proteica delle Api"


La principale fonte proteica per l’alimentazione delle api è il polline, che apporta non solo proteine ma anche lipidi, minerali e vitamine.

La principale fonte proteica per l’alimentazione delle api è il polline, che apporta non solo proteine ma anche lipidi, minerali e vitamine.
Secondo le necessità e le condizioni climatiche, ogni colonia ne può raccogliere, annualmente, tra i 10 e i 25 Kg.
Indicativamente, ne occorrono circa 1,5 Kg per consentire il corretto allevamento di 10.000 api.
A partire da 12 ore dopo l’emergenza, circa il 50% delle api operaie incomincia ad assumere proteina attraverso il polline, anche se, il vero consumo, si manifesta intorno alle 48 ore.
La massima assunzione si ottiene quando le api hanno 5 giorni di vita ed è esattamente in questo periodo che si sviluppano sia le ghiandole ipofaringee che il corpo grasso.
Una volta raggiunto i 9 – 10 giorni, il consumo di polline decresce sensibilmente.
Ovviamente, essendo le api costituite in buona parte da proteina (circa il 70 %, una volta esclusa l’acqua), una carenza nutrizionale delle stesse trascina con sé una ridotta crescita sia delle famiglie che del singolo individuo.
La proteina, nel corso della vita dell’ape, è normalmente consumata dalle nutrici, mentre le bottinatrici non ne richiedono praticamente più.
Le api possono consumare il polline direttamente (ha una digeribilità prossima all’80 %) o miscelarlo con del nettare e miele per sottoporlo ad un processo di fermentazione batterica, finalizzato alla produzione del Pan delle Api.
Quest’ultimo è un prodotto acidificato e ricco di fermenti lattici ed il suo valore nutritivo è decisamente superiore a quello del polline fresco.
Il consumo proteico risulta quindi di fondamentale importanza per poter influenzare positivamente sia la durata della vita delle api che la quantità/qualità della gelatina reale prodotta.
L’assunzione proteica contribuisce, infatti, ad innalzare il livello di Vitellogenina presente nell’emolinfa e stimolare lo sviluppo del Corpo Grasso.
 
Il consumo proteico risulta quindi di fondamentale importanza perché si possa verificare quanto segue:
 
a)     Le ghiandole ipofaringee si sviluppano soltanto se le larve si sono nutrite con una dieta fortemente proteica nei primi 7-8 giorni. Ricordo che le ghiandole secernono sia la pappa reale che l’invertasi, enzima fondamentale per una corretta produzione di miele.
Le ghiandole Ipofaringee producono anche differenti tipologie di grassi presenti nella pappa reale e, nelle bottinatrici, un ferormone d’allarme.
b)     La produzione di pappa reale è direttamente proporzionata alla quantità di proteina assunta. Ne risulta quindi che una scarsità di proteina si rifletta negativamente sullo sviluppo della covata, sullo sviluppo corporeo in genere e sulla maturazione dei muscoli del volo.
c)     Allevamento e crescita della covata (sia per numero di api che per costituzione fisica del singolo soggetto).
d)     Sviluppo del Corpo Grasso, struttura corporea che garantisce sia lo stoccaggio che l’approvvigionamento di nutrimenti indispensabili al superamento del periodo invernale.
Ricordarsi sempre che lo sviluppo del corpo grasso è direttamente correlato con la vitalità dell’ape e con la sua aspettativa di vita.
Un’ape che presenta uno scarso sviluppo del Corpo Grasso non trae nessun beneficio dall’alimentazione invernale e, solitamente, muore prima della ripresa dell’attività.
e)     Sostegno alla condizione fisica dell’ape in corso di grave infestazione da Varroa. Una massiccia presenza da parte del parassita, accompagnata da uno stentata crescita del Corpo Grasso, possono rappresentare la principale causa di spopolamento invernale degli alveari ed essere alla base di una loro scarsa ripresa primaverile.
f)      Sostegno dell’organismo in corso di Nosemiasi, patologia che causa una massiccia riduzione dell’attività digestiva intestinale e netta riduzione dell’assimilazione dell’alimento ingerito.

Quando nutrire con le proteine?

-        In primavera per stimolare la crescita della colonia, sia per numero di api che per forza del singolo soggetto.
-        Nel periodo agosto - settembre con il fine di preparare correttamente le riserve corporee delle api (Corpo Grasso) che sverneranno all’interno dell’alveare.
-        In presenza di monocoltura (apporto di polline di scarsa qualità biologica).
-        Durante una forte infestazione da Varroa.
-        In presenza di Nosema.
-        La proteina non andrebbe somministrata durante il periodo invernale.
 
Se il polline rappresenta la fonte proteica ideale per le api, la sua somministrazione in fase di nutrizione artificiale non garantisce comunque una sufficiente sicurezza sotto il profilo sanitario.
Il polline, infatti, potrebbe:
-        Trasmettere malattie virali, batteriche e fungine provenienti dagli alveari da cui è stato ricavato.
-        Contaminare l’alveare con muffe e funghi qualora non venga ben conservato ed essiccato
-        Avere un costo elevato per unità di proteina apportata
 
L’alternativa al polline è rappresentata da miscele appositamente studiate e bilanciate in grado di fornire un apporto proteico ed amminoacidico che possa essere:
-        Altamente appetibile e attrattivo per le api
-        Concentrato nei suoi componenti fondamentali (proteine ed aminoacidi indispensabili)
-        Costituito da fonti proteiche differenziate, in grado di aumentarne la digeribilità e l’apporto di aminoacidi essenziali.
-        Con una granulometria al di sotto dei 500 micron, per dare all’ape la possibilità sia d’ingerire che di digerire correttamente la proteina somministrata.
 
Le fonti proteiche ideali per operare una corretta nutrizione artificiale delle api sono quindi:
-        Lievito spento, ricco in proteine, aminoacidi essenziali e vitamine del gruppo B
-        Alghe (Clorella) e cianobatteri (Spirulina), fonti proteiche ricche non solo di proteine, ma anche di oligoelementi e vitamine.
Le alghe ed i batteri rappresentano, infine, una fonte proteica estremamente concentrata, digeribile ed assolutamente vicina a quanto normalmente incontrato dalle api in natura.   
-        La miscelazione di differenti fonti proteiche rappresenta la soluzione nutrizionale migliore, soluzione in grado di apportare i benefici di ciascuna fonte e di ridurne al minimo gli eventuali svantaggi o carenze.  
 

Come somministrare la proteina :

Normalmente, si dovrebbe somministrare la fonte proteica direttamente all’interno dell’alveare e utilizzando differenti soluzioni tecniche:
-        Proteina aggiunta direttamente al candito, indispensabile per la fase primaverile di ripresa e per consentire la corretta crescita della colonia.
-        Tramite concentrati proteici in polvere con i quali poter preparare delle torte.
In questo caso si deve miscelare la polvere proteica con una piccola quantità di sciroppo, fino ad ottenere una pasta della stessa consistenza di una polenta. La pasta in questione verrà quindi riposta su di un foglio di plastica appoggiato direttamente sopra i telaini del nido.
-        Tramite concentrati proteici liquidi e solubili da aggiungere allo sciroppo zuccherino.
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